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Geologia della Corsica



La storia geologica della Corsica trae le sue origini circa 100 milioni di anni fa, quando l'apertura dell'Oceano Atlantico settentrionale mette in moto un complesso meccanismo di rotazione e compressione reciproche tra le grandi placche africana ed eurasiatica che, tra l'altro, determinerà il sollevarsi delle Alpi.
I fenomeni di subduzione della crosta interposta tra le due placce originarono un arco magmatico attivo tra 35 e 13 milioni di anni fa lungo la costa che va attualmente dalla Catalogna alla Liguria, i cui prodotti, frattanto trasformati in graniti cristallini, affiorano oggi prevalentemente in Provenza (massiccio dell'Esterel, tra Cannes e Frejus), sulla costa sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda. Circa 30 milioni di anni fa, infatti, una frattura attraversò quest'arco, determinando il distacco della microplacca che comprendeva le attuali Sardegna e Corsica (allora più vaste ed unite) a Nord-Est e, più a Sud-Ovest, del complesso delle Baleari e la rotazione della placca sardo-corsa in senso antiorario, determinando così, per strizzamento, il sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. A questo fenomeno, che portò a migrare Sardegna e Corsica ed a raggiungere la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa, si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar Tirreno, venendo a creare la conformazione della Corsica, descritta di seguito.
Tutta la porzione occidentale della Corsica, compresa la catena montuosa che taglia l'isola da Nord-Ovest e Sud-Est, è essenzialmente costituita da un blocco di rocce cristalline e graniti sollevato dalla placca nordafricana. Attraversata da numerose fratture perpendicolari allo spartiacque principale, tale porzione occupa oltre 2/3 dell'isola.
Lungo lo spartiacque si incontrano le cime più elevate di Corsica, ad eccezione della più alta, il Cinto, leggermente dislocato sul versante Est. A ovest dello spartiacque una profonda frattura arcuata corre da San Fiorenzo e dalla foce del torrente Ostriconi sino a Solenzara passando per Corte.
Oltre la frattura si trovano soprattutto scisti del Triassico, i maggiori dei quali costituiscono la catena del Capo Còrso (Monte Stello, 1307 m) e il massiccio della Castagniccia (Monte San Petrone, 1767 m). A Nord, tra la valle dell'Ostriconi e San Fiorenzo (Saint-Florent (Corsica settentrionale)), la piattaforma del cd. Deserto degli Agriati (Désert des Agriates), è costituita da un elemento granitico inglobato negli scisti.
Procedendo ancora verso la costa orientale gli scisti si immergono verso il Tirreno, secondo una faglia arcuata verso Est che procede da Bastia a Solenzara, lungo la quale si aprono due pianure alluvionali che recano tracce di depositi post-glaciali, unite da una sottile fascia costiera continua larga 2 km nel più stretto. La più vasta, a Sud, raggiunge i 14 km verso Aleria, ed è attraversata dai fiumi Tavignano e Fiumorbo. Quella a Nord, presso Bastia, ospita la foce del fiume Golo, il maggiore di Corsica.
Gli unici terreni calcarei dell'Isola, di piccola estensione, sono situati ad Est del Golfo di San Fiorenzo, presso la base del Capo Còrso, e all'estremo Sud, presso Bonifacio, ove vanno a costituire le spettacolari scogliere bianche e il fiordo che coronano la città.
Frequenti fratture perpendicolari al suo spartiacque segnano la catena del Capo Còrso, dando origine alla caratteristica antropizzazione della microregione, ove i piccoli centri abitati sono raccolti attorno ai bacini torrenziali ospitati nelle spaccature trasversali con abitazioni sparse verso le cime e la parte principale del villaggio presso la foce del torrente.
La Castagniccia, a sua volta, è divisa in una decina di bacini torrenziali le cui creste sono disposte grosso modo a stella attorno alla zona centrale e più elevata. Lungo le creste sono dispersi in una miriade di piccole e piccolissime frazioni quasi tutti i villaggi della zona: le profonde vallate, d'altra parte, negando il sole al loro interno, scoraggiano l'insediamento verso il basso. L'asprezza dei rilievi è tale che centri distanti in linea retta un paio di km al massimo sono uniti da tortuose strade lunghe spesso non meno di 10-15 km. Tale situazione ha dato origine, per ragioni pratiche, alla tradizione, antichissima tra i pastori, di richiami cantati che sono stati recuperati da gruppi di musica etnica e portati a rappresentare esempi di musica di notevole livello. Situazioni orografiche simili hanno dato luogo a simili insediamenti e tradizioni anche sui rilievi tra il Capo Còrso e la Castagniccia, sulle Colline del Nebbio (a Sud di Calvi) e nelle Pievi che gravitano attorno al Fiumorbo.